Una donna insolita Rose Macaulay

Rose Macaulay Una donna insolita
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Alla morte del padre, la giovane Denham Dobie è obbligata a lasciare la sua esistenza un po’ selvaggia e senza obblighi sui Pirenei per approdare nel circolo intellettuale e pettegolo dei suoi parenti materni.

Nel Principato di Andorra, dove il padre vedovo, ex ministro di culto, l’aveva portata dall’Inghilterra per sfuggire il più possibile ai suoi compatrioti chiacchieroni, Denham Dobie cresce in modo solitario e un po’ selvaggio.
Alla morte del padre viene riportata in patria, a Londra, dalla zia materna, una donna molto socievole, che coltiva amicizie nel mondo letterario, molto pettegola e un po’ sciocca. Il contrasto tra la vita ad Andorra e quella londinese non potrebbe essere più forte. Denham non riesce ad avere a che fare con le persone, in particolare quelle che chiacchierano. Trova che le famiglie “siano come i moscerini, inventati per dare fastidio” e che le grandi città siano un non-senso, al punto di interrogarsi più volte sul perché tante persone abitino a Londra. Per Denham importanti sono le cose, non le persone.
Nonostante la sua goffaggine sociale, Denham incontra e si innamora di Arnold Church, un giovane serio e dolce, di professione editore, e si sposano, senza capire – entrambi – che la vita insieme sarà perlomeno complicata.
Arnold vorrebbe poter vivere a Londra, lavorare, vedere amici e avere figli; Denham vorrebbe vivere in un posto solitario vicino al mare, non avere impegni domestici, non ricevere nessuno e non avere figli.
Entrambi i punti di vista sono resi magistralmente da Rose Macaulay, che non propone Denham come un modello per le giovani donne, ma in una esagerazione comica la presenta come un tentativo estremo di fuggire dai doveri femminili degli anni venti.