Un matrimonio in sospeso Ada Leverson

Ada Leverson Un matrimonio in sospeso
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“La signora Mitchell fu felice di raccontare a Edith tutto su Aylmer Ross, quanto fosse gentile, piacevole e devoto a suo figlio. Pareva che si fosse sposato molto giovane, e avesse perso la moglie due anni dopo. Questo era accaduto dieci prima, e secondo la signora Mitchell da allora non aveva mai guardato un’altra donna.
Le donne amano semplificare in questo modo sentimentale.”

Un matrimonio assolutamente disastroso: la noia, la supponenza e la stupidità di Bruce Ottley contrapposti al garbo, allo spirito e all’intelligenza di Edith rendono quasi incomprensibile il perdurare del loro legame. Eppure…
Obbligato dal padre a non lasciare il Foreign Office almeno fino al compimento dei cinquant’anni, Bruce fa davvero di tutto per andarci il meno possibile. Edith, dal canto suo, appare disponibile, sempre di buon umore, interessata ai propri figli e agli amici, ma particolarmente concentrata – sembrerebbe – sul salvare Bruce dalla sua stessa stupidità.
L’incontro con Aylmer, vedovo fascinoso e intelligente, sembra metterla tuttavia in imbarazzo: in nome di cosa, sembra dire, deve rinunciare a un possibile compagno degno di questo nome per proseguire una vita matrimoniale con un pessimo marito, un padre inesistente, un compagno imbarazzante?
Il sospetto, per noi contemporanei, è che all’inizio del Novecento separazione e divorzio fossero talmente gravosi per le donne da far loro sopportare situazioni grottesche e paradossali.