Luisa Ciuni
Blasco, non solo un cane. Parola di padrona
Il Giorno, 22 ottobre 2016
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Quando Marina Morpurgo entrò in un giardino in provincia di Pavia a prendere il cucciolo che avrebbe poi chiamato Blasco non poteva sapere due cose. La più importante: che quel cane, un timido “cao de agua”, era nato a Gambassi. La seconda, che sarebbe diventato uno dei cani più popolari di Facebook e poi il protagonista di un libro. Scritto da lei. Il volume, uscito da poco per Astoria si intitola È solo un cane (dicono) e narra, incrociandole, le vicende della sua famiglia ai tempi delle leggi razziali e la storia dell’animale, poi soprannominato “il conte di Colico” (dove abita la padrona). Perché, e qui ritorna in ballo il destino, i nonni di Marina e le loro figlie, riuscirono a scampare ai nazisti proprio rifugiandosi a Gambassi dove vennero nascosti in un’ex chiesa trasformata in un ricovero per anziani da un parroco e da alcune suore.

“Che Blasco fosse nato a Gambassi – scrive Morpurgo nel libro – l’ho scoperto per caso, solo dopo qualche settimana che era diventato il mio cane. Stavo parlando con mia madre e intanto guardavo il libretto delle vaccinazioni ed è saltato fuori il foglio dell’allevamento con la data e il luogo di nascita. A quel punto ho fatto un salto sulla sedia. E anche mia madre è rimasta colpita”. Nasce così la straordinaria storia di una donna e del suo cane narrata moment by moment con delizioso spirito su Facebook e poi ripresa nel volume. Basco ha voce propria, è autoritario, dotato di appetito straordinario, si butta in tutte le pozze di fango che trova, cerca sempre di sedurre la cagnolino labrador dei vicini e ritiene che la sua padrona altro non sia che una sciocca ragazza. Anche se le vuol bene.

I dialoghi fra cane e padrone introducono in un mondo che solo chi ha avuto e amato un animale da compagnia capisce. Parlano d’amore e di disastri, di marachelle e di compagnia, di cibo e di letti invasi. Poi, però, il cane si ammala e inizia il calvario delle cure. Il male è un osteosarcoma e Blasco non ne uscirà vivo. Nei tanti post lanciati durante la malattia, Morpurgo narra a due voci la sua visione delle cose e quella del cane raccogliendo fan, commuovendo, facendo capire quanto sia stupido dire “è solo un cane” davanti al dolore di un padrone che sa di essere condannato a restare solo. Qui il filo rosso con Gambassi e la strage nazista scampata, l’odio per il dolore inutile, il timore della perdita che si rinnova, la rabbia dell’impotenza. Per chi ama gli animali e l’umorismo ed è disposto a versare qualche lacrima.

 

 


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