Maddalena Dalli
Si può tornare indietro. Ma a quale prezzo?
Economia Italiana, 27 giugno 2016

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È un vero peccato che una penna spigliata, giovanile e intrigante come quella della calabrese Ada Murolo (è infatti nata a Palizzi, in provincia di Reggio Calabria, nel 1949, anche se, dopo aver vissuto a lungo a Trieste, ora risiede a Roma) abbia calcato poche volte la nostra scena narrativa. L'esordio risale al 2008 con un libro di racconti (La città straniera), seguito nel 2013 dal suo primo romanzo (Il mare di Palizzi), con il quale si è imposta all’attenzione di critica e pubblico, vincendo premi e proponendosi come finalista in altri. E ora è di nuovo sugli scaffali con un nuovo romanzo, Si può tornare indietro (Astoria, pagg. 206, euro 16,00), che non mancherà di lasciare il segno, sia per la particolare tematica affrontata sia in quanto ambientato in quel giorno del 1954, ovvero il 4 novembre, che sancì l’annessione di Trieste all’Italia.
Un lavoro nel quale si parla di amicizia, di speranza e di rinascita, ambientato in una città in festa, dove a tenere banco è la vita di due donne, Alina e Berta, che non potrebbero essere più diverse. Due amiche - una distrutta dalla storia, l’altra ammaccata dalla vita - che proprio quel 4 novembre si ritrovano casualmente in Piazza Grande a Trieste durante i festeggiamenti. Sono passati oltre dieci anni dall'ultima volta in cui si sono viste. Un giorno, infatti, come spesso accade, hanno smesso di cercarsi, anche se, forse, durante tutta la loro lontananza hanno comunque continuato a domandarsi cosa stesse facendo l’amica del cuore, quali percorsi avesse intrapreso…
Insomma, una storia - che si svolge nell'arco di 24 ore - in cui Ada Murolo riesce a dare voce con intesità a vita e sentimenti, tratteggiando un passato in comune, un presente effimero, un domani quanto mai incerto in cui, pur senza perdere la speranza, un prezzo da pagare per ricostruire un’amicizia dalle macerie della vita probabilmente ci sarà. Ma puntando sempre sulla possibilità «di un nuovo inizio, di un nuovo riconoscimento di sé e degli altri». In altre parole, su una nuova speranza di vita per Berta e Alina, due donne così diverse, ma forse neppure più di tanto…
Ma chi sono le due protagoniste? Berta è «una donna ancora giovane turbata però da una relazione andata male. Lei, ragazza di città, che non è riuscita a inserirsi nel mondo contadino romagnolo e a trovare un modo per comunicare con il marito. E dopo dieci anni di matrimonio è da poco tornata a Trieste con le figlie. E poi arriva Alina, vecchia compagna di scuola di Berta. Di cognome fa Rosenholz e nei lager ha perso tutta la famiglia, e anche se stessa. Rimpatriata a Trieste, non riesce a ricordare nulla di sé e l’unica sua destinazione rimane l’ospedale psichiatrico San Giovanni». Persa in un mondo confuso, Alina esce (per sbaglio?) dall’istituto che la ospita e finisce in piazza insieme a migliaia di persone festanti, senza sapere esattamente dove si trovi e perché ci sia tutta quella folla. Poi, «d’improvviso, il suo sguardo cade su una coppia di misteriosi orecchini a trifoglio che riaccendono una luce nella sua mente…». Ma queste due donne, una tornata a casa sconfitta e l’altra segnata a fuoco (e non solo dai numeri che le sono stati tatuati sul braccio) dalla violenza nazista, si riconosceranno? E se non fosse un caso essersi incontrate in piazza, visto che nell’ospedale San Giovanni Berta ci lavora mentre Alina è ricoverata come paziente? Saranno capaci di ritrovare se stesse per poi tornare indietro?
Di fatto un intrigante lavoro, di piacevole quanto coinvolgente lettura; una serie di scatti in bianco e nero su due spaccati di vita; la fotografia di quanto il quotidiano possa tradire le aspettative; un intreccio fra le emozioni che attraversano il “pubblico” di una nazione e il “privato” di due persone come tante; la capacità di abbinare l’entusiasmo collettivo alla tristezza e alla malinconia di due donne segnate dalla vita. Il tutto a fronte di una narrazione, peraltro ben documentata, che si nutre di simpatiche espressioni locali (in questo facendo eco a un certo Camilleri e al suo commissario Montalbano).
Insomma, davvero brava questa scrittrice che, laureata in lettere classiche, ha anche insegnato letteratura italiana e latina in diverse città italiane, sino ad arrivare ad accasarsi anche in Croazia. 


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