Lidia Lombardi
Quelle fanciulle in fiore dell'epoca Regency

Il Tempo, 13 luglio 2015

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Pettegolezzi e balli, fanciulle in fiore e signorine che scoprono all’improvviso il richiamo della sensualità maschile, la swinging London d’inizio XIX secolo. C’è tutto questo in un romanzo che sarebbe riduttivo definire «femminile». «La perfida madrina» è uno dei sei volumi che M. C. Beaton, nata nel 1936 in Scozia, articola nella serie «67 Clarges Street», l’indirizzo di una casa londinese di cattiva fama, perché teatro di morti premature e suicidi dei proprietari, popolata solo dallo staff di servizio e affittata esclusivamente in primavera-estate, quando la città sul Tamigi si anima di eventi mondani.
Ebbene, sono gli otto servitori - dal maggiordomo alla sguattera, dal cuoco alla governante - il nucleo delle storie di Beaton, sullo sfondo di un periodo di trasformazione della storia inglese, quella Reggenza che vide ammodernarsi lo stile di vita, diventato frivolo e anticonformista. È l’epoca in cui nasce il dandismo: imperversano eleganti snob, seguaci di lord Brummel. Si allaccia il foulard da collo con lo stesso aplomb il protagonista maschile del romanzo, il marchese di Huntington, diventato un dongiovanni dopo aver lasciato la moglie che lo tradiva. Sennonché lo smaliziato s’innamora della venticinquenne Harriet Metcalf, bella, nobile, senza dote, diventata però tutrice di due ricche gemelle diciottenni che in testamento il padre le ha affidato. Deve gestire patrimonio e sorte delle sorelle, trovando loro un buon partito. Per questo decide di condurle a Londra per quella che chiamano enfaticamente la Stagione. Affitta la dimora di Clarges Street, ma non resta immune dalla «sfortuna». Le figliocce sono odiose e la detestano al punto da far circolare la voce che sia stata l’amante del padre. E Harriet vede rivolgere verso di lei le attenzioni di due gentiluomini che pensava interessati alle gemelle. Ne nascono tensioni che le rovinano i piani, anche perché di uno dei due, appunto il bel marchese, s’innamora senza scampo.
Il plot scorre tra colpi di scena e note di costume, come gli echi delle guerre napoleoniche che fervono Oltre Manica. L’humor è in agguato, specie quanto entra in scena l’affiatata servitù, che si affeziona ad Harriet. Un piccolo grande libro che dà ragione alle Edizioni Astoria, tese a pubblicare autori «neglected», spesso donne che dimostrano quanto il mondo possa essere narrato con intelligente leggerezza.

 


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