Maddalena Dalli
Un'abbazia, una nursery, strani maneggi e alcune... fragole selvatiche
Economia italiana, 19 gennaio 2015
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Una scrittrice di piacevolissima lettura Angela (Margaret) Thirkell, nata Mackail il 30 gennaio 1890 e scomparsa all'inizio del 1961, studi a Londra e quindi (in termini di perfezionamento) a Parigi, una vita fuori dalle righe che l'avrebbe vista sposare un cantante nel 1911 (dal quale ebbe tre figli, uno dei quali a sua volta scrittore, come peraltro lo era suo fratello Denis), per poi divorziare e risposarsi con un ingegnere originario della Tasmania, che l'avrebbe portata a vivere in Australia. Salvo poi stancarsi e lasciarlo nel 1929 per tornare in Inghilterra, con il pretesto di una vacanza volta ad andare a trovare gli anziani genitori. Non mancando in seguito di assicurare che «senza mariti la vita è più semplice». E ci voleva un bel coraggio, in quel periodo, per lasciarsi andare a simili affermazioni.
D'altra parte proprio sul contesto coniugale la Thirkell (che aveva iniziato la carriera con articoli e racconti) si era guadagnata i galloni di scrittrice (e anche se oggi i suoi lavori sono poco conosciuti, in vita ebbe a riscuotere un notevole successo). Giocando ironicamente a rimpiattino fra i sentimenti, sullo sfondo della campagna inglese degli anni Venti: un periodo ancora tutto da vivere per le classi medio-alte, che si potevano permettere di abitare in grandi case di campagna, attorniate da una servitù praticamente a costo zero in quanto si accontentava di vitto e alloggio. Una specie di dolce vita, quindi, che doveva trovare sbocchi piacevoli per combattere la noia del non fare nulla. Così i protagonisti messi in scena - lady, milady, fanciulle in fiore e zuzzurelloni di turno - finiscono per trastullarsi fra incontri sociali, sorte di camere di consiglio familiari, pettegolezzi, divagazioni romantiche, nobili giochetti e tentativi di accalappiare qualche facoltoso marito. Fra inganni, fraintendimenti, messe in scena e via di questo passo.  
E così anche in Fragole selvatiche (pagg. 230, euro 16,00, traduzione di Marina Morpurgo), un lavoro del 1934 ora proposto dalla casa editrice Astoria (sempre a caccia, onore al merito, di novità di un certo peso), dove a tenere banco - all'insegna dell'evasione e, perché no, anche dell'amore - è proprio una satira leggera quanto intrigante, tesa a bacchettare la nobiltà inglese, che viveva di matriarche trafficone ed eredi nullafacenti, ma anche donnaioli impenitenti. Un mondo ormai relegato nel nostro passato remoto, che continua però ancora oggi a incuriosire e ad attrarre.
Sta di fatto che nell'accattivante commedia romantica Fragole selvatiche troviamo lady Emily Leslie (un po' azzoppata dall'artrite, tanto da camminare, con l'aiuto di una stampella nera, al braccio del secondogenito John) a regnare su Rushwater House, generando continua confusione, subbuglio e quello che non ti aspetti. Non c'è infatti evento pianificato che lady Emily non possa sconvolgere all'ultimo momento. Fra funzioni, abbazie, leccapiedi, donne istruite ma inoffensive, mariti che se la danno a gambe. Come quello di Emily che, quando tutto diventa troppo, per trarne giovamento se ne va in giro per le capitali del Nord Europa. Oppure come il marito della figlia Agnes, placida e un po' ottusa, che tende spesso a sparire (ma la famiglia, numerosa come da tradizione, non sembra prendersela più di tanto).
Succede anche che arrivi Mary, nipote di Agnes, come ospite per l'estate e si innamori del bel David, il donnaiolo di turno. Lady Emily e Agnes pensano però che un diverso marito sarebbe più adatto a Mary e tramano perché questo avvenga durante la festa d'estate a Rushwater House. Ci riusciranno? Leggere per sapere, tanto più che sarà una lettura accattivante, sui sentieri fioriti dei bei tempi andati.

 


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