Maddalena Dalli
Un funerale che non è un funerale perché i morti sono già sepolti
Economia italiana, 17 novembre 2014
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"Un incredibile mix di umanità, ironia e suspense, una via di mezzo tra un thriller e un accuratissimo studio di personaggi". Di sicuro la scrittrice inglese Margaret (Moore) Kennedy, nata a Londra il 23 aprile 1896 e morta il 31 luglio 1967 in un villaggio nei pressi di Banbury (nell'Oxfordshire), forte di una laurea in Storia conseguita a Oxford, sa come menare le danze. Magari facendoci sapere, in un breve prologo, come andrà a finire, tralasciando però l'intera storia. Le pagine iniziali del romanzo – La festa (Astoria, pagg. 324, euro 17,50) – ci raccontano infatti di una frana che ha fatto scomparire un albergo e ucciso tutti coloro che si trovavano dentro. Che non erano però davvero tutti. Ma chi è morto? E chi si è salvato? Non bastasse, il lettore si troverà a confrontarsi, lettura facendo, con un criptico assunto: "Gli innocenti sono quelli che salvano gli interessi comuni. La loro agonia è tremenda, ma le loro spalle reggono il cielo".
Margaret Kennedy, si diceva, sorella maggiore di quattro fratelli e cugina, dal lato paterno, dello scrittore Joyce Cary, è nota soprattutto per il romanzo - scritto nel 1924 - The Constant Nymph, in italiano Tessa la ninfa fedele, che ebbe tre diversi adattamenti per il Teatro del West End e dal quale furono tratti un film (Il fiore che non colsi per la regia di Edmund Goulding), nel 1943, e uno sceneggiato televisivo Rai diretto da Mario Ferrero, nel 1957.
Ma sarebbe stato La festa a rappresentare il suo lavoro più originale, tanto da essere considerato alla stregua di uno dei migliori romanzi postbellici inglesi. Frutto di un'idea maturata durante un incontro letterario nel corso del quale si discuteva dei sette peccati capitali, a fronte di una ipotesi suggestiva: quella che sette diversi autori scrivessero altrettanti racconti da riunire in un unico romanzo. L'idea si perse però per strada, sin quando la Kennedy - autrice di una ventina di libri - decise di concretizzarla, anni dopo, concependo una storia che riuniva i peccati sotto lo stesso tetto di un albergo della Cornovaglia, gestito dall'infelice moglie di un accidioso.
E The Feast sarebbe stato pubblicato nel 1950, per poi approdare in Italia otto anni dopo, quando Mondadori lo propose nella collana "I libri del Pavone" per la traduzione di Giancarlo Franceschetti. Una traduzione, ma erano altri tempi, che non ha molto a che fare con quella attuale di Bruna Mora, certamente più agile e, per dirla tutta, anche più accattivante.    
Ma di cosa si nutre la trama? Del citato incontro di un gruppo eterogeneo di persone nonché di una lettera mai aperta dal proprietario dell'albergo. Lettera nella quale si avvisava di alcune strane crepe che si erano andate creando nella scogliera. È il 1947, quando i postumi della guerra si fanno ancora sentire: in altre parole la vita è dura e il cibo è parzialmente razionato. Non bastasse, il Governo ha imposto tasse pesanti, la qual cosa ha concorso al dilagare di una robusta evasione fiscale. "Ma è anche estate, un'estate eccezionalmente calda e secca, in grado di addolcire la cupezza della situazione e di infondere gioia di vivere".
La genialità di questo lavoro, come accennato, sta nel curioso prologo, che ci porta a rincorrere la storia sulle pagine successive, volte a ridarci in ordine cronologico gli eventi. Questo per consentirci di capire cosa succede a chi e perché.
"In un racconto che si fa via via sempre più concitato, inframmezzato da lettere e pagine di diario, la Kennedy dipinge con vera maestria una variegata umanità, i cui pregi e i cui difetti vengono perfettamente raccontati". Così l'editore. E così la pensiamo anche noi.

 


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