Tina Guiducci
Dalla nostra corrispondente
Gazzetta di Mantova, 17 febbraio 2014
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Be'er Sheva è una cittadina israeliana ai confini col deserto del Neghev. Qui agisce Lisi Badiri che ci sta simpatica dalla prima riga. È la corrispondente della storica "Gazzetta del Sud", incalzata da qualche tempo da un collega che scrive sul giornale concorrente. Per non perdere nessuna, ma nessuna notizia, fosse anche il nuovo formato di biscotti sfornato dall'azienda locale, arranca da mattina a sera con piedoni piatti, capelli corti e arruffati, un seno imponente e due mezze lune di plastica come orecchini. Ha una famiglia alle spalle: due sorelle che si sono scambiate i mariti, due zii che sono archivi informativi ambulanti e un capo che la bistratta, ma non la molla. La incontriamo, all'inizio di questo giallo, ad una cena per festeggiare la nomina a giudice di Pinchas Orenstick. È lì per trovare il modo di scrivere la marca di pianoforte che sarà suonato quella sera: ordini dall'alto. Ma qualcosa va storto: le si ritrova a girare per casa con il festeggiato, un giro fatale, e a mezzanotte la padrona di casa viene trovata morta. Lisi ha trent'anni, nessun compagno, una testa fina e una determinazione che mai si è vista. Comincia così a intrecciarsi il suo lavoro di giornalista con la sua curiosità di investigatrice che ci apre le porte al mondo dei kibbutz, dell'alta società israeliana, delle speculazioni edilizie. Lisi è lì, pronta a colpire con qualche domanda fulminante, a tener testa al cognato capo della polizia, a cadere tra le braccia di una sorta di Alain Delon stagionato ma al punto giusto, a rintuzzare la corte che le fa il suo collega. Con nostra grande soddisfazione.



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