Mauro Castelli
Il profumo del passato parlando di "Una seconda occasione"
Economia Italiana, 29 aprile 2013

bollo

Per chi non la conosce sarà una piacevole scoperta; per chi ha già avuto modo di "leggerla" sarà una altrettanto piacevole conferma. Di certo la colta narrazione di Ada Leverson, nata a Londra il 10 ottobre 1862 da una famiglia liberale ebrea (il padre, che si chiamava Samuel Henry Beddington, era un mercante di lana) e scomparsa nell'agosto 1933, non mancherà di fare centro. Lei che era stata amica di personaggi del calibro di Oscar Wilde (fu l'unica a presenziare alla sua uscita dal carcere, una volta scontata la nota pena per omosessualità), ma anche dello scrittore Somerset Maugham e del poeta e saggista statunitense Thomas Stearns Eliot; lei che si proponeva divertente e irriverente nella scrittura, a fronte di dialoghi ben congegnati e di personaggi che ancora oggi lasciano il segno quasi senza darlo a vedere; lei che era stata, più di chiunque altro, un'attenta osservatrice dei suoi tempi (sensazioni dalle quali avrebbe preso come spunto per le sue diverse collaborazioni con alcune testate giornalistiche dell'epoca vittoriana); lei che con il lavoro che stiamo proponendo - Una seconda occasione (Astoria, pagg. 236, euro 17,00) - conclude la trilogia dedicata ai "Piccoli Ottley", una coppia mal assortita che quasi certamente risulta "imparentata" a filo stretto con il suo matrimonio sbagliato.
Si era infatti sposata a 19 anni, senza il permesso dei genitori, con Ernest Leverson (dal quale aveva quindi ereditato il cognome): un impenitente tombeur de femmes, oltre che scapestrato giocatore, che non la rese certo felice. In ogni caso seppe aspettare (perché così voleva la morale borghese e un po' bigotta di quei tempi) che lui lasciasse questo mondo in Canada, dove viveva da alcuni anni a fronte di una separazione di fatto, per vendere la sua casa londinese e mettersi a soggiornare un po' qua e un po' di là, Italia compresa, dove veniva ospitata da una coppia di amici inglesi. A titolo di cronaca, da questo matrimonio sbagliato sarebbe nata Violet, che avrebbe seguito le orme letterarie materne.
Come si sarà già capito, Una seconda occasione si nutre di un matrimonio di facciata, di tradimenti e disillusioni, di obblighi e convenienze. Con protagonisti noti a chi ha già letto i due precedenti romanzi (Amori e malintesi e Un matrimonio in sospeso, entrambi pubblicati da Astoria): una moglie fascinosa oltre che intelligente, che per convenzioni si finge stupidina per cercare di dare un ruolo e far emergere qualità che nel marito certo non alloggiano. Della partita fa parte anche un'ospite, una vedova che incomincia a essere poco gradita per il prolungarsi della sua presenza, ma anche un reduce di guerra (ferito) con il quale la nostra protagonista avrebbe in passato potuto avere una storia d'amore, alla quale aveva però rinunciato per il bene della famiglia. Sta di fatto che fra i due sembra sbocciare un ritorno di fiamma, una seconda occasione. Ma sarà davvero proprio così?
Questo lavoro, dato alle stampe nel 1916, risulta tuttora di intrigante lettura. Proponendosi alla stregua di uno spaccato, a tratti ironico e a tratti amaro, su una realtà distante anni luce dalla nostra. E appunto per questo coinvolgente non solo in termini di lettura, ma anche di riflessione sui cambiamenti che la storia del costume ci ha regalato nel corso di un secolo. In altre parole un libro che merita di essere acquistato e, soprattutto, letto.



astoria S.r.l.
corso C. Colombo 11, 20144 Milano
C.F. e P. IVA 07224010962
T. +39 02 84143277

bollo