Mario Fortunato
Una vedova very British
l'Espresso, 16 febbraio 2012
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Margery Sharp, scrittrice inglese scomparsa più che ottuagenaria una ventina d'anni fa (per la precisione, nel 1991), è ricordata in Italia grazie ai suoi libri per ragazzi. In particolare, per un testo, "The Rescuers", che diede vita alla serie di "Bianca e Bernie", al cui successo ha ovviamente contribuito la Walt Disney. Sharp però scriveva anche per gli adulti. Anzi, proprio dai suoi romanzi "maggiori", lei si aspettava un vero riconoscimento critico. Che purtroppo non è mai venuto in Inghilterra, figurarsi qui in Italia. Eppure si tratta di un'ottima narratrice, di gusto leggero ma nient'affatto superficiale, di cui oggi vede la luce uno dei titoli più felici, "Britannia Mews" (Astoria, traduzione di Bettina Cristiani, pp. 366, € 18).
Siamo a Londra, sul finire dell'Ottocento o giù di lì. La giovane Adelaide Culver si innamora e poi sposa, contro i dettami borghesi della sua famiglia di provenienza, un insegnante di disegno, squattrinatissimo, inaffidabile, ma soprattutto mezzo alcolizzato. La povera Adelaide lo scopre troppo tardi e così si condanna a una vita grama e infelice in un mews (cioè in quelli che erano all'epoca i locali annessi alle stalle delle famiglie abbienti) di Albion Place. Per fortuna, il marito muore, benché per la poveretta la condizione di vedova significhi ulteriore miseria e umiliazioni.
Non riassumerò la trama per intero, anche per non togliere nulla all'obiettivo diletto che la storia, sospesa fra Dickens e Jane Austen, fra dramma sociale e pura commedia di costume, riserva al lettore. Se si parla di intrattenimento, sappiate che si tratta di un livello eccellente.

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