Alessandra Rota
Languori e scappatelle di una Cenerentola inglese
Repubblica Sera, 15 febbraio 2012

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L’incipit. “È difficile creare un giardino noioso, ma il signor Whinter c’è riuscito”; il romanzo comincia così, ed è subito chiaro che siamo in un’epoca in cui un cespuglio di rose di un colore sbagliato può causare una crisi di nervi. Ma il problema dell’organizzazione botanica è solo un indizio, un vizio di forma laddove la forma è tutto. Siamo negli anni ’30 nella campagna inglese dei cottage, dei garden party, del ballo charity. Ed è qui, in un’atmosfera dove parlare di soldi è volgare ma, di fatto, solo di quelli ci si interessa che, l’autrice, Stella Gibbons, cronista dell’Evening Standard, ambienta la sua rivisitazione della favola di Cenerentola.
La trama. Una commessa carina e sognatrice si rassegna a sposare un uomo senza qualità che ha due genitori insopportabilmente meschini, due sorelle zitelle molto più simpatiche di quelle descritte dai fratelli Grimm, e un’antica magione estremamente cupa (con il giardino noioso dell’inizio). La fanciulla, che si chiama Viola, resta vedova quasi subito e per le ragazze borghesi dell’epoca del re Giorgio VI (sì, il balbuziente Colin Firth del film plurioscar di Tom Hopper) significava gramaglie e vita sociale distrutta. Viola però incontra il suo principe azzurro che veste i panni azzimati e costosi di Victor, giovane industriale ricchissimo e fidanzatissimo.
Lo stile. L’autrice appartiene ad un secolo nel quale l’alta tecnologia era rappresentata dalle automobili (poche) e dai telefoni (pochissimi) quindi c’era molto tempo per leggere, senza distrazioni, anche le descrizioni a volte un po’ eccessivamente lunghe di un panorama di brughiera.
I pregi. I difetti della middle-class inglese vengono messi a nudo con ironia e un pizzico di ferocia. Viola-Cenerentola, ma tutte le signore del libro, hanno fantastici attacchi di libidine che solo una buona lettura o una passeggiata riescono a smorzare (una “sorellastra” si innamora dell’autista prestante e con dodici anni meno di lei che la “sbatte” sulle pareti del garage dandole del voi).
I difetti. L’autrice è una riscoperta della casa editrice Astoria visto che per moltissimo tempo i suoi testi sono stati introvabili. Quando nel ’34 vinse il Prix Femina, Virgine Woolf commentò: “Mi ha fatto infuriare vedere che hanno dato 40 sterline alla Gibbons… Chi è?”



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