La 'Povna
Crampton Hodnet

Slumberland, 20 gennaio 2012
bollo

Se c’è una casa editrice – almeno così pensa la ‘povna – che non l’ha quasi mai delusa da quando, durante il crudele aprile della tonsillite purulenta, ha fatto ingresso nella sua vita in modo brusco, è il caso della Astoria. Fondata da Monica Randi (che ha scelto di dare alla sua creatura il nome di un albergo), si propone come missione di recuperare alla lettura e al successo “una categoria di autori, che gli inglesi magistralmente definiscono “neglected”, il cui destino è stato quello di essere dimenticati: pubblicati e subito scomparsi o addirittura mai apparsi nel nostro paese”. Tra tutti i possibili, inoltre, la Astoria ha scelto di dare la precedenza a una serie di libri di autrici femminili, nei quali predominino ironia e leggerezza, che “riescono a darci ugualmente ragione del mondo in cui viviamo”. Dopo aver cominciato con un libro poco noto di Frances Hogdson Burnett (al secolo: l’autrice del Giardino segreto e del Piccolo lord Fauntleroy), la ‘povna ha continuato dunque a scandire il suo tempo durante l’estate e poi l’autunno con una serie di altri piacevoli romanzi. Appartiene alla serie anche quello che propone oggi, Crampton Hodnet di Barbara Pym. Perché un’altra settimana è già passata, e siamo di nuovo a venerdì. Un po’ Jane Austen, un po’ Elisabeth Gaskell, un po’ tutta quella generazione di British humour anni Trenta che la Astoria sta riportando alla luce così bene, Crampton Hodnet procede così, sulla strada tracciata di un anno accademico a Oxford, intrecciando i fili di una trama quietamente ironica, con incontri, fraintendimenti, dicerie e pettegolezzi, amori e innamoramenti che – mutatis mutandis (dalla tradizionale New York romanzesca alle strade della città dei colleges per eccellenza) – ricalcano una soft comedy holywoodiana. I tipi umani (della città gownie) ci sono tutti: il vecchio professore, il decano, la sua rigida zia zitella, la dama di compagnia, il pastore e il curato. Le vicende scorrono veloci, eppure piacevoli perché, anche se l’intreccio talvolta (per citare Snoopy) si infittisce, tutto accade con leggerezza e il lettore non prova mai un autentico dubbio sull’effettivo happy end della trama. Piacevolmente raffinato, è uno di quei divertissement di intrattenimento, come un tè delle cinque (sul quale, del resto, il romanzo, con bella simmetria, si apre e si chiude).


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