Dario Olivero
Fumo di Londra

la Repubblica, 19 ottobre 2011
bollo

Bombette, breakfast con le uova, treno di pendolari in ritardo di undici minuti, ufficio fino alle cinque, ritorno con altri undici minuti di ritardo, cena sul patio, due bicchieri di sherry. Dal lunedě al venerdě. Poi dice che uno sbarella. Come nel capolavoro di David Nobbs, Caduta e ascesa di Reginald Perrin, classico di humour britannico nel filone dei vari Bristow, Tommy Wack e altri simpatici cialtroni infognati in una vita fatta solo dei giorni di vuoto tra la fine di un weekend e l´inizio del prossimo.
La storia di Reginald Perrin, diventata negli anni Settanta una fiction sulla Bbc è sì la storia di un uomo che a un certo punto decide di impazzire (o rinsavire) e mandare al diavolo il fumo di Londra che lo sta soffocando. Ma è anche un omaggio cockney alla città che dalle periferie affluisce verso il centro, alla middle class sempre in ritardo quando si tratta di aspettare qualcosa che non è più swinging London e non è ancora tatcherismo. Una Londra grigia, inspiegabilmente calda e soffocante, umida come certe lenzuola di alberghi di seconda categoria neanche buoni per fare l´amore di nascosto. Popolata da impiegati perduti nei cruciverba al mattino e anziani andati a vivere in un bungalow nel Sussex non aspettandosi tutta quella solitudine, di capiufficio che ripetono “non sarei arrivato dove sono oggi se non avessi…” E dove saresti arrivato, caro? Chiede una moglie a un certo punto.


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