Assunta Sarlo
Marina Morpurgo: la dura vita della scrittrice
Elle, 18 luglio 2011
bollo

Lei è una scrittrice. Il primo libro è andato bene, tutti aspettano il secondo… E allora, se si è a corto di ispirazione, cosa inventarsi? Qualcosa di criminale (e non proprio originale, nel senso di farina del suo sacco) . Lei è, nella realtà, Marina Morpurgo, già effettivamente autrice di una spiritosa e apprezzata raccolta di racconti amorosi “Sono pazza di te (ma fino a un certo punto)” e che ora manda in libreria, ancora per Astoria, “La scrittrice criminale”, un altro ottimo esempio di ironia al femminile, stavolta applicata al mondo delle nostrane lettere. Che chiede, molto pretende, alimenta e suscita aspettative e poco dà in cambio.
«Ed è proprio così», dice Morpurgo, che in quell’ambiente vive, scrivendo e traducendo, «e di una scrittrice brillante si pensa che debba avere una vita altrettanto brillante. E invece, in questo mondo che una volta aveva dignità e ruolo sociale tutti, novelli proletari intellettuali, si aggirano in una lotta senza quartiere. La tensione è continua. Devi sopravvivere, devi vendere, devi fare mille lavori e intanto vorresti scrivere cose bellissime, e tutti se lo aspettano. E capita che ti offrano – schiavismo contemporaneo – tre euro a pagina per tradurre romanzi rosa».
E, sostiene Morpurgo, ci sono differenze di genere: dal suo punto di osservazione rispetto agli splendori (pochi) e alle miserie (tante) dell’industria editoriale nostrana gli uomini se la passano peggio «meno capaci di stare sull’altalena, più incattiviti». Capita così anche nel suo romanzo e alla fine di esilaranti avventure, la copiona scrittrice protagonista non se la passerà così male, al confronto del suo seriorissimo e intellettualissimo ex amato. «O cacchio», pensa con amarezza la sventurata Sof’ja, con il volto rigato di lacrimoni , «mi ero innamorata di uno che usa la parola “stilemi” ».



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