Alessandra Stoppini
La fattoria delle magre consolazioni: vita in campagna
ilrecensore.com, 16 giugno 2011
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Nel romanzo “La fattoria delle Magre Consolazioni” di Stella Gibbons (Astoria 2010) traduzione di Bruna Mora, la protagonista Flora Poste “aveva vent’anni e scoprì di possedere ogni abilità e grazia, tranne quella di guadagnarsi da vivere”. Sotto il Regno di Sua Maestà Giorgio V d’Inghilterra negli anni Venti del XX Secolo Flora era rimasta orfana, perché i genitori erano morti a poche settimane l’uno dall’altra “durante l’epidemia annuale d’influenza, meglio nota come Spagnola”.
Con solo cento sterline di rendita l’anno la londinese Flora che “aveva ereditato dal padre una volontà di ferro e dalla madre caviglie sottili”, decise di andare a vivere dai suoi parenti. Sistemarsi tramite matrimonio non era il giusto ripiego per l’intraprendente e volitiva Flora come le consigliava la sua amica, la pragmatica Mrs Smiling. Dopo accurata selezione la scelta di Flora cadde su “dei lontani cugini, parenti della mamma, credo, che vivono nel Sussex... ” in una fattoria decrepita e fatiscente il cui nome non prometteva nulla di buono: Fattoria delle Magre Consolazioni. I Desoladder vivevano da tempo immemorabile nell’East Sussex, coltivando la terra in un’atmosfera di abbandono e squallore. “La fattoria era acquattata sul tetro fianco di una collina, dalla quale i campi disseminati di pietre scendevano bruscamente verso il villaggio di Lamentum, a un chilometro di distanza”. C’è da scommettere però che l’arrivo in quella landa deserta di una rosa inglese come Flora avrebbe portato una ventata di novità, letizia e calore.
Cold Comfort Farm fu pubblicato per la prima volta nel 1932 da Penguin Books diventando da subito un bestseller grazie alla scrittura brillante, ironica e sobriamente snob di Stella Gibbons, la quale non ebbe paura di satireggiare con grazia, stile e sense of humour sia l‘high society britannica sia il mondo rurale inglese descritto da Thomas Hardy o D. H. Lawrence. Anche per questi motivi il volume dall’anno della sua pubblicazione è stato uno dei più longevi longseller della letteratura del Regno Unito, sempre presente in commercio. In Italia viene riproposto dopo molti anni dalla casa editrice milanese Astoria sensibile alle tematiche femminili che vanta la pubblicazione di romanzi di spessore ingiustamente neglected che possiedono anche il dono della leggerezza, qualità da non sottovalutare. Deliziosa la figura di Flora dal botanico nome, la quale dichiara che quando avrà “cinquantatré anni o giù di lì” proverà a scrivere un romanzo all’altezza di Persuasion di Jane Austen. Secondo la giovane, Miss Jane “amava vedere che tutto intorno a lei era in ordine, piacevole e comodo” proprio come Flora che detestava la confusione. Non ci si può godere la vita se l’ambiente che ci circonda è in uno stato di caos perenne. Seguendo questa regola di vita Flora “piccolo viso da fiorellino” decise caparbiamente con savoir faire di cambiare lo status quo nella terra desolata del Sussex, nella fattoria abitata da uomini e donne che sembravano rassegnati al loro destino e che il progresso non aveva toccato. “C’è una maledizione sulle Magre Consolazioni”. E invece…
Zia Ada Funesta “il centro, la matrice, il punto focale della casa”, la coppia di sposi Amos e Judith, i loro figli Seth, Reuben e Elfine, i braccianti della fattoria: cinque lontani cugini dei Desoladder e due fratellastri di Amos. I domestici: il tuttofare Adam Belagnello che lavava i piatti con uno stecco di biancospino, la sguattera Meriam la quale ad ogni primavera metteva al mondo un nuovo figlio “frutto della sua vergogna” e Miss Blatte. Gli animali nella stalla: Grande Affare il toro e le mucche da latte Rozza, Senzascopo, Inetta e Superflua. Un mondo quello tra le colline bizzarro, esilarante e archeologico, totalmente sopra le righe al quale Flora porterà scompiglio e saggezza, perché “le piaceva misurare silenziosamente la propria fredda volontà nelle situazioni difficili”.
Nel 1996 il regista britannico John Schlesinger diresse per la BBC il film tratto dal romanzo, protagonista Kate Beckingsale con Sir Ian McKellen, Rufus Sewell e Stwphen Fry, specchio perfetto della frase tratta da Mansfield Park di Jane Austen, che Stella Gibbons pose all’inizio del libro “Lascia che siano le penne altrui a indugiare sulla colpa e sulla sofferenza”.
Stella Gibbons nacque il 5 gennaio 1902 e morì il 19 dicembre 1989. Scrittrice, giornalista e poetessa britannica. Si diplomò in giornalismo alla London University nel 1923 e lavorò per la British United Press, l’Evening Standard e The Lady. La fattoria delle magre consolazioni fu il suo primo romanzo con il quale vinse nel 1933 il Premio Femina Vie Heureuse.


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