Mario Fortunato
Una snob in fattoria
l'Espresso, 9 dicembre 2010
bollo

Una quindicina di anni fa John Schlesinger girò per la Bbc un film che in Italia sarebbe uscito invece nelle sale cinematografiche. Aveva un cast di prim'ordine: fra gli altri, Ian McKellen e Stephen Fry. Si intitolava "Cold Comfort Farm" ed era un autentico spasso. Fu così che scoprii il romanzo omonimo, scritto da Stella Gibbons nel 1932 e da allora uno dei più felici long-seller della tradizione letteraria britannica. Dopo qualche carsica e molto marginale apparizione italiana, quel romanzo vede finalmente la luce anche da noi con il titolo "La fattoria delle magre consolazioni", inaugurando la nuova casa editrice Astoria (traduzione di Bruna Mora, pp. 287, € 17).
Ora mettiamola così. Se avete apprezzato la "Zia Mame" di Patrick Dennis, dovreste aver già letto il libro di Stella Gibbons. Dennis è un americano che gioca a faro lo snob: il che è quasi una contraddizione in termini. Il suo sense of humour (stravagantissimo, godibilissimo) è solo una pallida copia di quello che travolge il lettore fin dalle prime righe della "Fattoria". E la ragione è presto detta: se l'autore americano gioca a fare lo snob, Stella Gibbons è autenticamente se stessa, cioè una snob.
Tutto comincia con la giovane Flora, ragazza londinese seria, efficiente e con precise pretese intellettuali che, per pure ragioni di interesse economico, si trasferisce presso dei lontani cugini, in una fattoria che definire bizzarra, scombinata e invivibile è un allegro eufemismo. Flora raddrizzerà le cose inesorabilmente, regalandoci una delle storie più divertenti della letteratura anglosassone

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