Bizzarro,
il nome astoria. Ricorda gli alberghi, e infatti a un modestissimo
albergo di Francoforte è legato. Per anni un gruppetto di signore
di età e nazionalità diverse si sono riunite per scambiarsi note
e opinioni sulla fiera del libro in corso e in via di conclusione
(la riunione era sempre il sabato pomeriggio).
Dopo un po’ il gruppo è diventato un sodalizio tra amiche, sempre
serie e professionali come sanno essere le donne, ma legate da
un vero affetto e da un sostegno reciproco.
Quando ho pensato a un nome da dare alla casa editrice, quale
meglio di astoria con le sue implicazioni di scambi, di consigli,
di letture condivise, di timori comuni sul successo o meno di
un libro, di sostegno personale e professionale?
Inoltre non mi dispiace affatto pensare che una casa editrice
possa ospitare autori e lettori, cercando di farli sentire il
più possibile a proprio agio, liberi di entrare e uscire, proprio
come un albergo.
Esiste una categoria di autori, che gli inglesi magistralmente
definiscono “neglected”, il cui destino è stato quello di essere
dimenticati: pubblicati e subito scomparsi o addirittura mai apparsi
nel nostro paese. I motivi possono essere vari, però si nota che
è un destino toccato in sorte più alle donne che agli uomini.
E ha toccato in particolare quella letteratura capace di guardare
al mondo con una certa ironia e leggerezza.
Da molti anni la letteratura, infatti, sembra dover raccontare
la realtà soprattutto nei suoi aspetti più cupi, più drammatici,
con toni intensi e tristi. Ma chi l’ha detto che la letteratura
deve solo restituirci il mondo nei suoi aspetti più tragici? E
se fosse vero che la leggerezza e l’ironia riescono a darci ugualmente
ragione del mondo in cui viviamo?
Ecco, astoria nasce da qui. Letteratura prevalentemente femminile
(anche se gli uomini avranno il loro spazio), variegata quanto
a provenienza geografica e a epoca, unita dalla consapevolezza
che il mondo può essere affrontato, descritto e vissuto con lievità
e spessore.
Monica Randi |